| COMUNE DI AIELLO DEL
FRIULI loc. "PALUS" di JOANNIS
biotopo "Torbiera groi"
Molto ben rappresentata è la fauna a mammiferi, con la
presenza di ben 19 specie, di queste 12 sono
ascrivibili ai micromammiferi. Oltre ai piuttosto comuni
Talpa europea (talpa europaea), Volpe (Vulpes vulpes),
Ratto norvegico (Rattus norvegicus), e Riccio europeo
(Erinaceus europaeus italicus), appare di particolare
interesse una florida e numerosissima popolazione di Topolino
delle risaie (Micromys minutus), piccolo e grazioso topolino
dalla curiosa coda prensile. Presenti inoltre tra gli insettivori,
il Toporagno acquatico di Miller (Neomys anomalus), il
Toporagno arunchi (Sorex arunchi) endemismo italico,
la Crocidura minore (Crocidura suaveolens) e la Crocidura
ventre bianco (Crocidura leucodon).
Tra i roditori presenti con popolazioni fluttuanti negli anni
troviamo: Arvicola terrestre (Arvicola terrestris italicus),
Arvicola campestre (Microtus arvalis), e Arvicola del
Liechtenstein (Microtus liechtenstein), il Topo selvatico (Apodemus
sylvaticus) ed il Topo selvatico dal dorso striato (Apodemus
anomalus).
Tra i carnivori, oltre alla già citata Volpe, sono presenti
la Faina (Martens faina), la Donnola (Mustela nivalis
vulgaris) e, presenza importante, la Puzzola (Mustela
putorius) che altrove è in forte declino. Da citare
infine
due erbivori, la Lepre (Lepus capensis) ed il Capriolo
(Capreolus capreolus) presenti un buon numero anche grazie
ad un corretto prelievo venatorio che mira comunque a preservarne
il patrimonio. Anche se non di facile percezione, numerose, sono
anche le specie appartenenti al gruppo degli anfibi e rettili,
in totale 18. Tra i primi, da segnalare la presenza della Rana
di lataste (Rana latastei) endemita padano istriano,
accompagnata da: Rana dalmatina (Rana dalmatina), Rana lessone
(Rana lessonae), Rana esculenta (Rana esculenta),
Rospo comune (bufo bufo), Ululone (Bombina variegata)
e Raganella intermedia (Hila intermedia) tra gli anuri,
e da Tritone crestato (Triturus carniflex) e Tritone
comune meridionale (Triturus vulgaris meridionalis) tra
gli urodeli.
Inoltre camminando nei prati o tra le siepi non è difficile
incontrare l'Orbettino (Anguis fragilis), il Saettone (Elaphe
longissima), il Biacco maggiore (Coluber viridiflavus),
il Ramarro (Lacerta bilineata) e la Lucertola muraiola (Podarcis
muralis), mentre maggiormente legate all'ambiente acquatico
sono: la Biscia dal collare (Natrix natrix), la Natrice
tassellata (Natrix tassellata) ed infine la Tartaruga
palustre (Emys orbicularis), quest'ultima specie dichiarata
di interesse comunitario a rischio di estinzione, assieme a Tritone
crestato, e Rana di lataste.
E’ noto l’importante ruolo che le zone umide hanno come punti
di sosta e di rifornimento lungo le rotte degli uccelli migratori,
in particolare nelle zone della bassapianura friulana cono di
importanza fondamentale per i migratori a lungo raggio che trovano
in questi ambienti il cibo necessario per poter proseguire il
lungo viaggio verso le regioni di svernamento del continente africano,
sorvolando, spesso senza soste intermedie, il mare Mediterraneo
ed il deserto del Sahara.
Il sito è complessivamente anche di rilevante interesse
ornitologico per la presenza di specie sensibili in aree che,
pure se frammentate, svolgono un'importante funzione di rifugio
all'interno di territori oggetto di intensa pressione antropica..
Allo scopo di conoscere meglio la situazione dell'avifauna stanziale
e migratoria a partire dall’anno 1999 è
iniziata un'attività di studio tramite inanellamento, che
è uno dei metodi più validi per lo studio delle
migrazioni ed inoltre permette di ottenere informazioni utili
anche ai fini di una corretta gestione dell'area. Ad oggi (05/02/03)
sono state avvistate 129 specie, di queste sono
state inanellate 47, per un totale di esemplari
inanellati pari a 1146, di particolare rilievo
sono: Pettazzurro (Luscinia svecica spp. Cyanecula) Balia dal
collare (Ficedula albicollis), specie poco comune nel territorio
regionale, Gufo comune (Asio otus), Gufo di palude (Asio flammeus),
Usignolo maggiore (Luscina luscinia), Forapaglie machiettato (Locustella
naevia) e Luì piccolo siberiano (PhilIascopus collybita
tristis).
Inoltre si sono avute quattro ricattute - Cannaiola (Acrocephalus
scirpaceus) con anello della Repubblica Ceca, Cannaiola (Acrocephalus
scirpaceus) con anello Croato, Forapaglie (Acrocephalus schoenobaenus)
con anello Finlandese, Bigiarella (Sylvia curruca) con anello
della Gran Bretagna ed una autoricattura, un Canapino maggiore
(Hippolais icterina) inanellato in loco il 15 agosto 2000 e ricatturato
dopo un anno circa, il 25 agosto 2001.
Da segnalare ancora la presenza nei canali e nelle rogge, del
noto gambero di fiume (Austropotamobius pallipes italicus
faxon) e dello scazzone (Cottus gobio), piccolo
pesce che vive esclusivamente in acque pulite e ben ossigenate
ad indicare il buono stato di purezza delle acque che vi scorrono.
La piccola zona naturale viene attualmente gestita, con il consenso
del comune e con l'indirizzo tecnico del Servizio Regionale
per la Conservazione della Natura, da un gruppo di volontari
provenienti anche dai paesi limitrofi. Le operazioni di gestione
attiva consistono nello sfalcio dei prati e conseguente asporto
della biomassa risultante, questo per impedire l'incespugliamento
degli stessi da parte del fin troppo vigoroso rovo (Rubus
ulmifolius) e di altre specie invadenti che già abbondano
nelle siepi confinanti, inoltre è prevista quest'anno un'
attività selvicolturale nei boschetti con l'intento di
eradicare la Robinia (Robinia pseudacacia) ed il Pioppo eurocanadese
(Populus canadensis) cioè quello coltivato, per
favorire l'instaurarsi e la crescita di specie auctoctone tipiche
dell'ambiente, quali: la farnia (Quercus peduncolata)
l'Ontano Nero (Alnus glutinosa), il Frassino ossifillo
(Fraxinus angustifolia) e l'Olmo campestre (Ulmus minor) nelle
zone con maggiore umidità e con l'aggiunta del Carpino
bianco (Carpinus betulus) e dell' Acero campestre (Acer campestre)
nelle zone con minore disponibilità idrica, il tutto intervenendo
anche sul corredo di piante arbustive che accompagnano questi
popolamenti favorendo le specie autoctone rispetto a quelle esotiche
come ad esempio l'amorfa (Amorpha fructicosa).
In attesa che giungano i finanziamenti pubblici necessari per
attuare la rinaturalizzazione della superficie ora adibita a seminativo
(undici ettari), riportandola alla forma originaria, gli studi
e le ricerche continueranno e considerate le discrete condizioni
di conservazione delle cenosi in questione non è da escludere
che ulteriori minuziose ispezioni possano portare al ritrovamento
di altre tipiche e rare specie.
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