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pianura friulana sorge l'abitato di Aiello, disposto a raggera
sulle strade che portano ai centri vicini, equamente distante
sia in linea d'aria che per strada dai centri di Udine
e Gorizia e dal mare.
La caratteristica geografica principale è data dal fatto
che il suo territorio comunale è diviso in due dalla linea
delle risorgive (risultivis) e quindi propriamente si trova
al confine tra quelle che vengono chiamate l'Alta e la Bassa pianura
friulana, anche se, emotivamente, si sente più un paese
appartenente a questa entità geografica. L'abitato vero
e proprio sorge immediatamente a meridione di questa linea di
risorgive che abbiano nominato.
La diversità naturale e del tipo di terreno (alluvioni
profonde composte di sabbia, argilla, torba, poggianti su strati
di ghiaia, più superficiali nell'Alta pianura) si riscontra
anche a livello di topomastica. Infatti nella parte nord si trovano
termini legati a caratteristiche di terreni asciutti: Glerie,
Savalons, invece in quella sud alla presenza di acque:
Vàt, Fontanuzzis , Bris'cis, nel mentre vi scorrono
numerose le rogge (dai Fraris, dai Pràs, da Covizza, ecc.).
Anticamente questo territorio doveva essere ricoperto da fitti
boschi di querce farnie sopratutto e, in maniera minore, di carpini
in unione ad altre specie vegetali. Ma dall'epoca romana,
e forse prima, il paesaggio, ad Aiello, è stato soprattutto
opera umana. L'uomo ha dissodato, ha messo a cultura nuovi terreni,
ha scavato canali di scolo, piantato viti, dando un nuovo aspetto
al territorio. L'epoca barbarica ha probabilmente visto il riavanzare
dell'incolto e del bosco, ma la ripresa della civiltà ha
riportato la vittoria del campo coltivato sulla boscaglia.
Ancora una volta qualche termine topomastico, ad es. Roncat
e zongula, ci viene in aiuto, ricordando i terreni disboscati.
Una larga zona venne lasciata esclusivamente a prato, tra le rogge
Bris'cis e dai Pràs appunto. Ma non scomparvero del tutto
boschi e boscaglie (intramezzate da pascoli), specie nella parte
meridionale più ricca d'acqua. Boschi, per lo più,
di proprietà comunale. Possiamo ricordare i termini: Boscat,
Boscut, Bosc da Covizza, Ciarandis, Sterpuzzi, ecc. Questo
almeno fino alla metà del '700, quando anche i beni
comunali furono divisi e messi a coltura.
Allora si precisò quel paesaggio che, grosso modo, è
quello attuale: seminativi (per lo più destinati a cereali)
in appezzamenti di non grande estensione, divisi da filari di
viti appoggiate ad alberi, dall' Ottocento sopratutto gelsi, le
cui foglie erano destinate ai "cavalirs". Ecco
un altro elemento dominante del nostro paesaggio, che solo in
questi ultimi anni, col decadere dell'industria serica, ha cominciato
a scomparire. Pure al secolo scorso risale la diffusione, sia
come pianta colturale che come infestante, della robinia (agassa)
proveniente dall'America e che forma ora gran parte della
vegetazione dei boschetti e delle prode dei fossati.
Questo secondo dopoguerra ha portato altre modificazioni, con
una più efficace opera di bonifica, che ha abbassato la
falda freatica, eliminando però le numerose fuoriuscite
di rogge e fossati che avvenivano un tempo, con l'apparizione
di pioppeti e colture intensive di viti e frutteti (non in gran
numero) e sopratutto con la lunga ferita costruita dall'autostrada,
potente elemento della moderna tecnologia, che ha portato anche
le prime "alture" della zona, sebbene artificiali,
le cavalcavia.
Ricordiamo infine che alcuni studiosi ipotizzano, data la presenza
nel terreno di alluvioni recentissime e ghiaia, che il territorio
aiellese fosse attraversato dal vecchio letto del Natisone,
che poi, in epoca storica, una violenta alluvione deviò
nel suo corso attuale.
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