Stefano Perini, Daèl. Una comunità del Friuli, Circ. Cult. Colavini, Aiello del Friuli 1978

Nella pianura friulana sorge l'abitato di Aiello, disposto a raggera sulle strade che portano ai centri vicini, equamente distante sia in linea d'aria che per strada dai centri di Udine e Gorizia e dal mare.
La caratteristica geografica principale è data dal fatto che il suo territorio comunale è diviso in due dalla linea delle risorgive (risultivis) e quindi propriamente si trova al confine tra quelle che vengono chiamate l'Alta e la Bassa pianura friulana, anche se, emotivamente, si sente più un paese appartenente a questa entità geografica. L'abitato vero e proprio sorge immediatamente a meridione di questa linea di risorgive che abbiano nominato.

La diversità naturale e del tipo di terreno (alluvioni profonde composte di sabbia, argilla, torba, poggianti su strati di ghiaia, più superficiali nell'Alta pianura) si riscontra anche a livello di topomastica. Infatti nella parte nord si trovano termini legati a caratteristiche di terreni asciutti: Glerie, Savalons, invece in quella sud alla presenza di acque: Vàt, Fontanuzzis , Bris'cis, nel mentre vi scorrono numerose le rogge (dai Fraris, dai Pràs, da Covizza, ecc.).

Aspetti naturali

Anticamente questo territorio doveva essere ricoperto da fitti boschi di querce farnie sopratutto e, in maniera minore, di carpini in unione ad altre specie vegetali. Ma dall'epoca romana, e forse prima, il paesaggio, ad Aiello, è stato soprattutto opera umana. L'uomo ha dissodato, ha messo a cultura nuovi terreni, ha scavato canali di scolo, piantato viti, dando un nuovo aspetto al territorio. L'epoca barbarica ha probabilmente visto il riavanzare dell'incolto e del bosco, ma la ripresa della civiltà ha riportato la vittoria del campo coltivato sulla boscaglia.

Ancora una volta qualche termine topomastico, ad es. Roncat e zongula, ci viene in aiuto, ricordando i terreni disboscati. Una larga zona venne lasciata esclusivamente a prato, tra le rogge Bris'cis e dai Pràs appunto. Ma non scomparvero del tutto boschi e boscaglie (intramezzate da pascoli), specie nella parte meridionale più ricca d'acqua. Boschi, per lo più, di proprietà comunale. Possiamo ricordare i termini: Boscat, Boscut, Bosc da Covizza, Ciarandis, Sterpuzzi, ecc. Questo almeno fino alla metà del '700, quando anche i beni comunali furono divisi e messi a coltura.

Allora si precisò quel paesaggio che, grosso modo, è quello attuale: seminativi (per lo più destinati a cereali) in appezzamenti di non grande estensione, divisi da filari di viti appoggiate ad alberi, dall' Ottocento sopratutto gelsi, le cui foglie erano destinate ai "cavalirs". Ecco un altro elemento dominante del nostro paesaggio, che solo in questi ultimi anni, col decadere dell'industria serica, ha cominciato a scomparire. Pure al secolo scorso risale la diffusione, sia come pianta colturale che come infestante, della robinia (agassa) proveniente dall'America e che forma ora gran parte della vegetazione dei boschetti e delle prode dei fossati.

Questo secondo dopoguerra ha portato altre modificazioni, con una più efficace opera di bonifica, che ha abbassato la falda freatica, eliminando però le numerose fuoriuscite di rogge e fossati che avvenivano un tempo, con l'apparizione di pioppeti e colture intensive di viti e frutteti (non in gran numero) e sopratutto con la lunga ferita costruita dall'autostrada, potente elemento della moderna tecnologia, che ha portato anche le prime "alture" della zona, sebbene artificiali, le cavalcavia.
Ricordiamo infine che alcuni studiosi ipotizzano, data la presenza nel terreno di alluvioni recentissime e ghiaia, che il territorio aiellese fosse attraversato dal vecchio letto del Natisone, che poi, in epoca storica, una violenta alluvione deviò nel suo corso attuale.